Il dominio della Tecnocrazia Monetarista

 

tecnocraziaQuesta risposta di Bertinotti alla mia lettera risale a parecchi anni fa e la scrissi per contestare il governo tecnico di Dini e l’appoggio avuto a tale governo dalla sinistra moderata. Il breve intervento venne pubblicato su “Bertinotti risponde” nel giornale Liberazione il 14 gennaio 1996. Ho deciso di pubblicarla perché con il governo Monti stiamo vivendo una situazione simile a quell’epoca tecnocratica che per alcuni risulta tendenzialmente autoritaria. Attualmente come allora viviamo con una sinistra moderata totalmente priva di idealismo ma materialista ed “euro-conformista“. Qualcosa di critico,per fortuna, è rimasto nella sinistra radicale. Sembra che il pensiero unico neoliberista abbia divorato completamente il centro-sinistra. Guai a chi critica privatizzazione, liberismo, scientismo positivista,monetarismo tecnocratico, economicismo, ecc.. Se si parla di umanesimo sembra quasi di parlare a vuoto. Ho la netta sensazione che la “sinistra liberale”  sia completamente legata all’arida economia monetarista della globalizzazione tecnocratica delle banche centrali, limitandosi solo a rallentare lo smantellamento totale dello stato sociale. Paradossalmente, le uniche voci del dissenso arrivano,a volte, da destra.



La risposta  di Bertinotti: 


 

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E’ vero ,caro Sandro, quel che dici all’inizio del tuo bello e un po’ amaro sfogo:negli anni attorno al sessantotto ( che fu giovanile, ma anche e forse operaio), negli anni ’70, la scuola di francoforte era quasi il dernier cri non solo della cultura italiana ed europea, ma del movimento(Mao-Marx-Marcuse, gridavano gli studenti, che nel frattempo divoravano libri come Eros e civiltà Dialettica dell’illuminismo). Poi, il silenzio un po’ plumbeo degli anni ’80, in coincidenza con la sconfitta operaia e il vento reaganian-thatcheriano, e la dichiarazione di morte (del tutto presunta, tuttavia) non solo del marxismo ma di tutte le culture critiche- come,appunto, quella francofortese, bollata come retro,antimoderna,”nostalgica”. Appunto. I processi reali si sono incaricati di riproporre oggi, nel fuoco di uno scontro sociale di durezza quasi inedita e di un’offensiva capitalistica segnata dall’estremismo neo-liberista, gran parte di quei temi e di quell’ispirazione. L’ideologia del mercato si è fatta assoluta, iper-pervasiva,onnivora-siamoal “pensiero unico” , a una tendenziale dittatura culturale delle categorie concettuali del Fmi, della Banca mondiale, delle istituzioni finanziarie internazionali. La politica,per prima, ne subisce i contraccolpi e tende a farsi ancella della “tecnica”(tèchne e stabilità di governo, in funzione degli interessi dei mercati). I politici – i governanti – omogenei a questa logica non possono essere che la diretta espressione di un nuovo blocco di potere tecnocratico-finanziario: sono banchieri,imprenditori, manager, tecnici. Sono il Denaro stesso, nella sua salvifica fascinazione. Sono persone come Lamberto Dini e il suo gabinetto di “professori”. O come Carlo Azeglio Ciampi, il governatore tanto apprezzato della sinistra moderata che inaugurò questa fase. Già, perché essa è stata così profondamente “contaminata” dall’ideologismo mercatista e tecnocratico?Bisognerà rifletterci a lungo- ma non è stato,credo, “tradimento” piuttosto smarrimento culturale, perdita di un rigoroso ancoraggio sociale e di classe. Crisi di identità e deriva liberale, culto acritico della modernità e carisma tecnocratico, in questo senso, sono andate e vanno di pari passo. Se è vero, come anche tu ci ricordi, che la alternatività di un pensiero come quello della scuola di Francoforte non avrebbe potuto sussistere fuori da un orizzonte anticapitalistico, e da una critica dei limiti sociali del progresso.



 






 

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