28/12/2008

Windows Vista,maggiore dominio sulla Realtà

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L'avvento sempre più imperante e penetrante della multiforme realtà virtuale dei mass media ha provocato la scomparsa e la desertificazione della soggettiva realtà fino a sostituirla con l'ingannevole iper-realtà, ovvero una perfetta simulazione mediatica o virtuale della realtà che prende il posto del reale in quanto il falso iper-reale sembra più vero dell' autentico. La simulazione non elimina il reale ma, al contrario, occulta proprio il fatto che non vi sia reale in modo tale da confondere perfettamente il virtuale con il reale. Il virtuale non distrugge la realtà ma paradossalmente la propone come vera. In questa "prigione artificiale" il virtuale assume caratteristiche "programmabili" perché rende manipolabile il reale in quanto tutto viene come dire gestito all'interno di un'interattiva informazione omologata e preconfezionata secondo una logica comunicativa chiusa e priva di senso critico. «Viviamo sempre più immersi nell'iperreale. Il termine coniato dal sociologo francese J. Baudrillard trent' anni or sono mi sembra oggi di stretta attualità. L' iperreale è un luogo, anzi un non-luogo, fatto di simulacri, di previsioni, di stime, di calcoli statistici, e costituisce il nostro futuro prossimo» (Filippo Domenicali). Nella "realtà informatizzata" viene annullato il senso estetico delle cose, l' apertura dialettica o l'immaginazione individuale per lasciare spazio a una fredda programmazione digitale del mondo. Il rapporto con il virtuale pianificato è direttamente presente in ogni istante o espressione della vita perché non v'è differenza alcuna tra come elaboriamo i dati informatici e come organizziamo il tempo libero o il lavoro. Abbiamo, di conseguenza, scarse possibilità di poter accedere a un universo di informazioni originali su cui poter esprimere davvero la nostra alterità. In questo sistema pianificato e virtualmente funzionale, l'attività umana o il pensiero diventano solo dei passivi mezzi operativi diretti all'amministrazione tecnica del sistema. Pertanto, dobbiamo stare molto attenti ad applicare, in modo univoco, il software Windows. Microsoft non ha raggiunto solo il monopolio del mercato ma ha anche realizzato, in un certo senso, una particolare piattaforma informatica adatta alla pianificazione mediatica della realtà. Il programma che gestisce la manipolazione dei dati è il mezzo informatico con cui certe notizie possono facilmente entrare nelle case, insieme alla televisione, proprio come avviene nel "Grande Fratello" di Orwell. Il fatto grave è proprio questo. Se un sistema operativo non ti permette realmente di gestire liberamente l'informazione a tuo piacimento, senza essere spiato e senza essere costretto a dover seguire particolari e complesse procedure tecniche, esiste il rischio di dover essere collaudati alla sottomissione di una certa amministrazione che vuole usare il mezzo informatico per chiudere un determinato tipo di comunicazione aperta e soggettiva, in modo da costringere a ragionare secondo piatti schemi di pensiero coloro che navigano in Rete o adoperano programmi informatici.«Secondo Gilles Deleuze non si tratta più di una forma di controllo che si presenta come "stampo", esprimendosi nelle istituzioni chiuse che impartiscono a tutti lo stesso addestramento, ma piuttosto di un sistema capace di integrare le differenze individuali, e che porta ad estenderle a dismisura: più siamo "globali" e, cittadini delle società occidentali avanzate, lasciamo dietro di noi un numero maggiore di tracce e di scie elettroniche, più esse permettono di approfondire la conoscenza della nostra personalità; più ci muoviamo, più lasciamo tracce. Per questo la nuova sorveglianza lavora in un assetto a "geometria variabile" in grado di adattarsi al potenziale differenziale degli individui»(Filippo Domenicali). È come se esistesse una grande mentalità aziendale a senso unico che organizza operativamente tutto e tutti secondo una perversa logica frattale. Il sistema Windows, nella sua evoluzione fino all'attuale versione Vista, facilita molto la multimedialità rendendo più operativa e fruibile la partecipazione pubblica ma all'interno di un contesto comunicativo circoscritto dove l'informazione, prima di essere diffusa e usata, viene precostituita o "preconfezionata" dall'establishment secondo criteri operativi prettamente funzionali nel manipolare le nostre scelte. I messaggi della Rete, in sintesi, vengono organizzati in modo ideale e capillare per poter integrare e diffondere il condizionamento culturale del sistema. Le previsioni di oltre quindici anni fa dello scrittore Renato Pestriniero suonano adesso davvero profetiche: «E fra non molto sarà l'uomo massa a modificare di suo pugno una realtà che non gli interessa in quanto appare sempre più estranea: quando verrà realizzata la convergenza tra le tecnologie video (TV-videoregistratori-laser disc) e quelle informatiche (computer-software interattivi) gli basterà manovrare il mouse per richiamare qualsiasi fotogramma, scorporarlo e ingrandirlo, cambiarlo di posizione e ripeterlo. L'azione verrà decisa dall'uomo massa in una farsa di libero arbitrio, allora riprese già addomesticate potranno dare origine a migliaia di soluzioni scelte direttamente dal fruitore».Se la televisione interattiva diviene in grado di interfacciarsi totalmente con i computer mediante un opportuno software come Windows, allora l'intero universo legato alla comunicazione digitale è destinato a programmare e spiare le nostre scelte od opinioni, anche senza il nostro consenso. Non possiamo agire davvero liberamente se non siamo in grado di dar vita a una gestione autonoma e creativa dei dati e della comunicazione. Il rischio è che crediamo di comunicare in Internet in modo completamente libero, con la totale scelta o condivisione dell'informazione multimediale, quando invece siamo semplicemente intrappolati a una rete perfettamente omologata e chiusa. Questo controllo avviene perché «oggi viviamo in una società in cui realtà spurie sono costruite dai media, dai governi, dalle multinazionali, dai gruppi religiosi, dai gruppi politici; ed esistono le apparecchiature elettroniche che permettono di trasmettere questi pseudomondi direttamente nella testa del lettore, dello spettatore, dell'ascoltatore» (Philip K. Dick) .Il più delle volte noi selezioniamo, quasi involontariamente o meccanicamente, un campo di messaggi che i mass-media diffondono o pubblicizzano come i più importanti. Scegliendo passivamente questo insiemi di dati, noi finiamo per adattare il più possibile la nostra percezione della realtà a una realtà esterna costruita artificialmente dai mezzi di comunicazione senza esserne davvero consapevoli.

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Il famoso politologo italiano Sartori, nel suo libro Homo videns, avverte che è in atto una sorta di "mutazione genetica" nell'uomo dipendente dalla televisione. A causa di continue e martellanti trasmissioni visive da parte della Tv, sta nascendo una nuova generazioni di videodipendenti che valuta per immagini, senza riflettere criticamente sugli eventi che accadono nella realtà. Si è diffuso una sorta di "video-apprendimento" che induce le persone a "sapere per immagini" con la tragica conseguenza di rendere atrofico il facoltoso pensiero umano. Se il sistema operativo non permette davvero di evitare le varie e videodigitali informazioni pubblicitarie o politiche provenienti dalla Rete, allora diventa molto difficile interagire privatamente nel web evitando un condizionamento mediatico in grado di inquadrare il nostro modo di navigare su Internet.Non dobbiamo assolutamente ignorare che non siamo noi i clienti della Rete, ma le imprese che acquistano gli spazi pubblicitari. Non a caso, Bill Gates vuole acquistare il motore di ricerca Yahoo per fronteggiare Google nel mercato della pubblicità on-line. Questo è pericolosissimo perché il motore di ricerca deve rimanere il più indipendente possibile dal sistema operativo proprio per evitare che la Rete diventi un "programma" del sistema operativo. L'informatizzazione della società ha reso possibile la totale programmazione dell'esistenza umana, la quale è stata convertita su scala globale in una "vita digitale", perfettamente integrata nel massificato pensiero unico. Debord afferma difatti che non è più possibile per la gente esprimere un'idea personale sulla realtà esistente proprio a causa della continua e soffocante informazione dei media che non lascia spazio alla nascita del pensiero critico del singolo. Il post-francofortese J. Habermas ha criticato la moderna partecipazione politica delle masse, puramente illusoria nell'attuale sistema democratico che è strutturato dai mass media in modo tale da promuovere e produrre scelte politiche predefinite, dove l'opinione pubblica costruita dal potere risulta essere addirittura conforme alla sfera privata.Il condizionamento mediatico diventa assoluto quando la realtà non proviene da esigenze o esperienze personali ma da una percezione organizzata simultaneamente dai media. Così facendo, il mondo non è ciò che sentiamo o vediamo individualmente ma è esattamente ciò che altri vogliono farci vedere o sentire come se fosse nostro, dandoci l'illusione di essere sempre bene informati su tutto attraverso la "perfezione" dell'informazione digitale. Le elaborazioni e lo scambio dei messaggi non sono diretti a un contesto critico del reale ma diventano «piuttosto una questione di sostituzione del reale con segni del reale; cioè un'operazione di cancellazione di ogni processo reale attraverso il suo doppio operazionale» (Baudrillard).Si tratta, in poche parole, di ritrovarsi a gestire passivamente un grande flusso di notizie, volute dai consumatori ma strutturalmente definite secondo le strategie di mercato dei grandi gruppi economici, i quali mirano e rendere la comunicazione umana un mezzo prettamente adatto a promuovere un rapporto consumistico con il mondo. Le tecnologie comunicative e informative riescono a occultare l'assenza di un vero rapporto democratico con il sistema per mezzo della propagazione istantanea e ramificata di una democrazia simulata e commercialmente organizzata in senso spettacolare, dove diventa assai facile diffondere e camuffare la persuasione di massa. Pertanto, se la comunicazione viene ottenuta in base alla diffusione del consumismo inerente alla pubblicità della società delle immagini, la percezione della realtà finisce per uniformarsi in modo unidimensionale a quella massa di dati che vengono opportunamente filtrati e manipolati dal potere, mediante programmi adatti a svolgere quel tipo di elaborazione.

 

Pubblicato sulla rivista INTERVenti


 


05/11/2008

Habermas e Papa Ratzinger. Un possibile accostamento tra razionalismo e cristianesimo

 

“ Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
intessuto nelle profondità della terra.
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
e tutto era scritto nel tuo libro;
i miei giorni erano fissati,
quando ancora non ne esisteva uno. “
(Salmo 139,15-16)

 

 

 

 

 
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Siamo senz'altro abituati a vedere  l'incontro  tra un teologo e un filosofo ma quando abbiamo di fronte un grande rappresentante della Chiesa come Papa Ratzinger e un erede del pensiero  francofortese come Habermas  le cose cambiano molto in quanto tutto si rende senz'altro  molto più interessante. Nel gennaio 2004 l'allora Cardinale Joseph Ratzinger, diventato in seguito Papa  Bendetto XVI,  ha avuto, presso l’Accademia Cattolica di Monaco di Baviera, un   dialogo abbastanza  corrisposto con il filosofo “ateo metodico”  Jürgen Habermas, uno  dei maggiori razionalisti laici del nostro tempo. Il reciproco intendimento, seppure con diverse sfumature, tra i due grandi studiosi   è una dimostrazione del fatto di come il cristianesimo sia oltre che spirituale  pure estremamente razionale  tanto da risultare moralmente valido anche per un non credente.       Entrambi hanno concordato sul fatto  che una società fortemente secolarizzata come la nostra deve instaurare una comunicazione costruttiva con la religione se non vuole perdere il valore della solidarietà, indispensabile per salvaguardare e arricchire  la  funzione  pubblica in una sana democrazia. Habermas difatti sostiene:<<Una modernizzazione aberrante della società presa nel suo complesso potrebbe rendere molto debole il legame democratico ed esaurire quella particolare forma di solidarietà da cui lo Stato democratico dipende, senza poterla imporre, però, per via giuridica. Si presenterebbe allora proprio quella situazione che Böckenförde vede: la trasformazione dei cittadini di società liberali benestanti e pacifiche in monadi isolate, che agiscono solo sulla base del proprio interesse e usano i propri diritti individuali come armi contro il prossimo.>>1 Viene anche precisato che fede e ragione devono trovare un reciproco equilibrio nello scambio di idee  in cui l'una sappia moderare l'altra a favore di un rapporto complementare che dia esiti positivi e benevoli all'esistenza dell'uomo.  Il Pontefice  analizza profondamente tale legame e propone il modello di una  reciproca identificazione  tra fede e ragione, dove il cristianesimo possa illuminare la razionalità occidentale in una direzione che non sia tipicamente manipolatrice  ma umanamente creativa.<<È importante accoglierle nel tentativo di una correlazione polifonica, in cui esse si aprano spontaneamente alla complementarità essenziale di ragione e fede, cosicché possa crescere un processo universale di chiarificazione, in cui infine le norme e i valori essenziali in qualche modo conosciuti o intuiti da tutti gli esseri umani possano acquistare nuovo potere di illuminare, cosicché ciò che tiene unito il mondo possa nuovamente conseguire un potere efficace nell’umanità.>> 2

 

     La rivalutazione religiosa è un fatto inevitabile dato che un sistema fortemente laicista rischia di affogare nel proprio nichilismo materialista se non trova un raffronto proficuo con la religione. Come possiamo salvare   certi nevralgici  punti di riferimento quando non sappiamo più bilanciare l'importanza di determinati criteri. Habermas concorda pienamente:<<Qui trova oggi risonanza quel teorema secondo cui solo l’orientamento religioso verso un punto di riferimento trascendente potrebbe far uscire dal vicolo cieco una modernità contrita.>>3   E' davvero impossibile per una società secolarizzata l'autoregolazione di importanti principi sociali come, appunto, quello della solidarietà o altro quando ormai non c'è  più nulla in cui vale la pena di credere. La democrazia rischia senz'altro di soffocare all'interno di uno Stato anticonfessionale per lasciare posto a una dominate struttura tecnocratica, prettamente funzionalista e difficilmente democratica.  In questo senso, il nostro laico modello politico  deve trovare “linfa vitale” nel contesto  morale del cristianesimo. La pretesa drastica del laicismo assoluto è del tutto fallimentare se si prende in esame l'insegnamento del filosofo tedesco  e del Papa. Se non possiamo far funzionare la democrazia nella nostra società postsecolare senza il contributo critico della religione  perché, torno a ripetere, rischiamo di uniformare totalmente  il pensiero allora significa che la richiesta del laicismo radicale di isolare il mondo cattolico all'interno della sfera privata è completamente priva di senso. Il voler confinare la Chiesa con lo scopo di recintarla provoca la grave distruzione culturale di secoli di storia e nega l'importante apertura spirituale dell'uomo con il pericoloso risultato di rimanere intrappolati all'interno di una dimensione acritica della vita, dove possono diffondersi liberamente i germi di una mentalità totalitaria. 

 

     Il post-francofortese Habermas è attualmente tra i pochi studiosi atei e di sinistra che ancora  mantiene un  discorso realmente critico nei confronti di quei sistemi sociali   notevolmente amministrati dal potere scientifico e tecnologico.    Questo perché la famosa “Teoria Critica” della gloriosa Scuola di Francoforte non rappresenta solo  l'avversione del  marxismo all'attuale capitalismo avanzato, che Marcuse definisce giustamente   unidimensionale, ma anche la valorizzazione e l'emancipazione della condizione umana, all'interno di un universo tecnologico sempre più omologato e automatizzato in cui   il dominio umano sulla Natura, come sostengono ne La dialettica dell'Illuminismo Adorno e   Horkheimer , si è alterato nel dominio dell'uomo sull'uomo attraverso l'abuso della “ragione strumentale”. L'ingegneria genetica,  quando a causa dello scientismo  viene lasciata completamente nella mani della più scellerata sperimentazione,  rientra in questa pericolosa preminenza dell'uomo sulla Natura con la grave conseguenza di provocare un forte controllo sulla vita,  fino al punto di limitare gravemente la libertà di vivere secondo  un'autonoma volontà.  

 

      Habermas nel suo libro  Il futuro della natura umana , pubblicato dalla Einaudi con il sottotitolo  I rischi di una genetica liberale,  mette in evidenza, attraverso un ragionamento post-metafisico e kantiano, il pericolo di una manipolazione genetica  a carattere liberista, dove le leggi del mercato del tipo shopping in the genetic supermarket” finiscono per incidere liberamente  sul patrimonio genetico dell'individuo fino a provocare  la violenta e pericolosa  eugenetica. Habermas, pur non escludendo la validità dell'intervento terapeutico destinato a evitare gravi malattie, rifiuta giustamente quella particolare sofisticazione diretta a   potenziare  il genoma dell'individuo, perché cosi facendo si finirebbe non solo  per ostacolare gravemente le pari opportunità dei cittadini, indispensabile per l'etica di una democrazia, ma anche nel minare alla radice l'attitudine del soggetto a voler scegliere liberamente il fine della propria vita. Si pensi, per esempio, al dramma della clonazione che si trasformerebbe in una probabile trappola per chi vuole  nascere con la libera iniziativa  di costruirsi con le proprie forze il proprio avvenire e non essere la “fotocopia” di una vita che non gli appartiene. Il filosofo post-francofortese , quindi, disapprova la programmazione dei geni con lo scopo di custodire invece la fatalità genetica, vale a dire di mantenere la spontanea  casualità di Madre Natura, sia per  eludere di condizionare l'esistenza del singolo e sia   per evitare  turbe psicologiche a quell'uomo   geneticamente alterato che si sentirebbe senz'altro alienato  nell'essere programmato fin dalla nascita come un macchinario ben collaudato. Una riflessione molto importante di Habermas  è stata quella di saper cogliere nella cosiddetta “irregolarità” non una mancanza ma addirittura un'opportunità.  Dato che noi non  <<disponiamo di una conoscenza oggettiva dei valori>>4 è assai probabile che i <<genitori non potranno mai sapere quando un lieve difetto fisico del bambino non finisca per rivelarsi una sorta di vantaggio.>>5 Verissimo.  La diversità, pur essendo   frequentemente oggetto di derisione o di emarginazione da parte di amici o conoscenti,  può sempre tramutarsi in un mezzo di diversificazione psicologica dalla massa. Il diverso, specialmente in età adolescenziale,  è socialmente spinto a essere anticonformista a causa di una spinosa integrazione con gli altri   e  in questo senso la sua differenza diventa una vera fortuna.   

 

     Il professor  Habermas critica anche l'abuso dell'ingegneria genetica verso l'uso finalizzato della diagnosi di preimpianto e la ricerca di cellule staminali prelevate da embrioni umani. Porre sotto controllo  e decidere liberamente il futuro dell'embrione in base alle nostre esigenze personali  provoca una forma di pesante strumentalizzazione della vita, tanto da causare un torto alla dignità umana. Nella diagnosi di preimpianto  gli embrioni vengono concepiti in vitro   fino a quando non si arriva a quello sano adatto a essere impiantato nell'utero materno.  Anche se   nella diagnosi di preimpianto si evita di dar luce allo sviluppo di embrioni affetti da gravi  malattie ereditarie, rimane pur sempre il rischio, come teme Habermas,  che in un  prossimo futuro, continuando su questa strada, si  vada oltre determinati limiti fino al punto di arrivare a un eventuale potenziamento o condizionamento  genetico dell'embrione analizzato.  L'eugenetica liberista, a mio parere, tende a determinare una sorta di  inquadramento selettivo della vita, secondo un'efficiente e infallibile  logica di programmazione  che ricorda in un certo senso la follia relativa all'eugenetica nazista. Il nazionalsocialismo, nella sua immensa crudeltà,  ha progettato la salvaguardia di una determinata razza con la conseguente distruzione delle razze ritenute “inumane”, vale a dire non degne di vivere. E' inutile nascondere che con la manipolazione genetica o la  relativa distruzione  di embrioni non  graditi finiamo di perseguire  una strada affine a quella hitleriana.

 

     L'embrione non può essere usato come un qualsiasi oggetto anonimo convertito   in merce, a causa del fatto  che è pur sempre una creatura vivente irripetibile con  una  propria originalità  genetica , determinata  a diventare un essere umano completo. Anche se l'embrione non ha ancora ultimato  il proprio sviluppo  per   poter essere considerato da molti una persona in tutti gli effetti rimane l'evidente  realtà    che  lo sta diventando e quindi le cose non cambiano. Si tratta sempre di una vita che viene distrutta crudelmente. Rendiamoci conto: dover essere generato in provetta con il solo scopo di diventare una medicina! E' mostruoso oltre che folle e totalitario. Nulla può giustificare un atteggiamento del genere che in verità  trova la propria assurda spiegazione in un disegno criminale allacciato agli interessi economici dell'industria farmaceutica  o in  una scienza a circuito chiuso, totalmente asservita al mercato. Habermas, per testimoniare la sacralità della vita prenatale, riferisce un avvenimento singolare collegato a una particolarità funebre di Brema. I parti prematuri, i nati morti  oppure  i  feti tolti con le interruzioni di gravidanza  non vengono gettati via   ma sono collettivamente seppelliti in  cimitero in una apposita e anonima tomba, proprio come segno di rispetto verso coloro che non sono mai venuti al mondo.6

 

     E' inutile continuare a dichiarare  che la ricerca scientifica, riguardo le cellule staminale prelevate dagli embrioni, non deve essere fermata perché in questo caso è vero esattamente  il contrario: così facendo la scienza finisce solo per  canalizzarsi, in quanto limita il  percorso di  altre strade utili e meno drammatiche come quello delle cellule staminali ricavate dal midollo osseo o dal sangue pervenuto dal cordone ombelicale.  In questo senso, la scienza rallenta la propria  indagine  visto che  frena la possibilità di ampliare  nuove scoperte nel campo seguendo idee  alternative. Neanche ci dobbiamo illudere che il trattamento riservato agli embrioni  sia una cosa a noi estranea che non ci riguarda. Come il sistema  utilizza l'embrione così finisce, in un certo senso, col fare  anche con noi: veniamo adoperati solo come degli oggetti da sfruttare totalmente per poi esseri gettati via come spazzatura dal momento che non siamo più utili a nessuno. Se rispettiamo la vita dell'embrione allora   sappiamo organizzare al meglio  anche la nostra. Se l'esistenza  incomincia dal momento del concepimento vuol dire che la dignità dell'uomo va rispettata in senso assoluto, anche in una fase embrionale. 

 

   Habermas, riguardo alla  ricerca sulle cellule staminali prelevate da embrioni, dichiara in un'intervista che <<l'uso di embrioni umani per fini di ricerca rischi di abituarci ad assumere, più in generale, un atteggiamento aberrante, di strumentalizzazione della vita umana. In questo modo rischiamo di avventurarci su di un piano inclinato.>>7

 

   In base a questo, Habermas non vieta completamente la sperimentazione ma crede che sia giusto una <<regolamentazione restrittiva>>.8   Il filosofo tedesco da un lato disapprova la ricerca selvaggia sugli embrioni e dall'altro difende, solo in determinati casi,  la libertà di  aborto perché evidentemente rifiuta l'uso strumentale della vita.  

 

     Ci troviamo davanti a una situazione molto simile al concetto  legato al  Grande Apparato  di  Heidegger che trasforma l'uomo,all'interno della società, in un oggetto prettamente funzionale di un complesso e anonimo congegno tecnico.  L' eugenetica, in questo senso,  tende a influenzare enormemente le direttive dell'ingegneria genetica in nome di una scienza fondamentalista  organizzata come una sorta di “religione della perfezione”, con lo scopo di avere un atteggiamento inquisitorio verso  quelli che risultano essere difettosi fin dai primi istanti di vita. Tutti gli embrioni che figurano come  geneticamente imperfetti finiscono quasi  per essere considerati come  degli esseri viventi “inutili” all'ingranaggio sociale, con la tragica conseguenza che vengono eliminati   ancora prima di nascere , senza alcuna speranza, seppur precaria, di una possibile  sopravvivenza dato che il  mondo dell'efficienza  assoluta non può mai permettersi di sbagliare. L'incubo del Grande Apparato emerge  proprio nella meccanizzazione del pensiero moderno, attualmente  presente nello scientismo positivista, a dimostrazione del fatto che  ciò che è “scientifico” o che viene ritenuto tale non dev'essere limitato o criticato da nessuno perché si pone in un sorta di verità assoluta e inconfutabile, capace di esercitare un controllo arbitrario sulla vita e sulla morte. Sembra quasi, come ci ricorda Papa Giovanni Paolo II,   che ogni cosa che sia tecnicamente realizzabile diventi a sua volta  anche moralmente accettabile. Si tratta di un vero e proprio dogma di un certo  razionalismo ateo estremamente utilitarista che trova la sua perversa e crudele  giustificazione in un sorta di materialismo-meccanicista diretto a considerare l'uomo nulla di più di una “macchina biologica”.Come infatti affermano le significative parole di Papa Ratzinger proprio sull'imminente pericolo umanitario provocato dall'eugenetica:<< Nel frattempo è apparsa in primo piano un’altra forma di potere, che sembra del tutto benefica e meritevole di approvazione, ma in realtà può diventare una nuova minaccia per l’essere umano: l’uomo è ora in grado di creare essere umani, per così dire di produrli in provetta. L’uomo diventa un prodotto, e di conseguenza cambia radicalmente l’atteggiamento dell’uomo verso se stesso. Non è più un dono della natura o del Dio creatore; è prodotto di se stesso. L’uomo è giunto alla sorgente del potere, nel luogo di origine della propria stessa esistenza. La tentazione di creare infine l’uomo perfetto, di condurre esperimenti sugli esseri umani, di vedere gli esseri umani come spazzatura e di metterli da parte, non è

una fantasticheria di moralisti nemici del progresso.>> 9

    Di fronte agli inquisitori della scienza, non possiamo fare a meno di cercare una difesa che sia sempre  scientifica ma volontariamente  umana, in cui l'aspetto etico  non viene preteso  da una determinata istituzione esterna ma sia inerente alla scienza stessa  attraverso una possibile convergenza con valori religiosi,  proprio come ci viene suggerito dal gesuita Enrico Cantore nel suo saggio L'uomo scientifico. Il significato umanistico della scienza.  Questa resistenza alla distruzione del tecnicismo scientistico ,  definibile come umanesimo scientifico,  non è contro la scienza ma, al contrario, è a favore di una scienza umanistica in grado di essere più ampia nella integrazione delle varie discipline umanistiche  e  più completa nella  inclusione  della metafisica  ,  con lo scopo di realizzare il superamento cristiano del positivismo in termini scientifici, in modo da riuscire a guardare  verso l'uomo non più come un “composto” ma come un organismo unico e vitale   nella sua totalità, il cui orizzonte è infinito
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1 J. Habermas - J. Ratzinger, <<Ragione e fede in dialogo>>, Marsilio, pag. 51

 

2 Ibidem, pag. 81

 

3 Idem,pag. 53

 

4 cfr. J. Habermas,<<Il futuro della natura umana. I rischi di una genetica liberale.>>,Einaudi,2002,pag. 90

 

5 Ibidem, pag. 86

 

6 cfr. Idem ,pag. 38

 

7L'intervista di Pedemonte ad Habermas viene prelvata da L'espresso del 19 settembre del 2002. E' anche leggibile presso il sito della Einaudi al    seguente link: http://www.einaudi.it/einaudi/ita/news/can1/5-492.j...

 

8 Idem

 
 

9 J. Habermas - J. Ratzinger, op. cit., pp.  71-72

 

L'articolo è stato pubblicato sulla rivista INTERVenti