E’ difficile definire davvero che cosa sia la “Computer Art”. Almeno per me. Credo che, attualmente, non ci sia una sola definizione esatta e oggettiva. Esistono varie interpretazioni date ai lavori fatti con il computer, che vengono spesso integrati sotto le generica e a volte anonima denominazione di “Arte Digitale”.
A mio parere, la Digital Art è una rappresentazione grafica d’immagini fatte o coordinate con il computer con lo scopo di esprimere dimensioni artistiche. Quest’arte, che è iniziata più o meno dagli anni Ottanta, ha già avuto dei grossi esponenti ma io sono solo un principiante perché ho incominciato da qualche anno a coltivarla. Nel commento che state leggendo voglio limitarmi solo a esprimere la mia esperienza personale.
Purtroppo, l’artista digitale è stato considerato da alcuni come un artista di serie B o peggio che non sia un “vero artista” ma piuttosto un “grafico” a causa del fatto che questa nuova forma d’arte viene fatta facilmente con l’uso dei potenti mezzi grafici del computer. A volte, l’arte digitale viene posta sul piano di aride elaborazione grafiche o semplici fotomontaggi privi di un reale fondamento artistico che illude la mente d’ignoranti . E’ un’esagerazione critica.
Forse, la composizione tecnica è certe volte semplice nella manipolazione delle immagini, ma la creatività e la fantasia che ci sono dietro sono uniche e possono essere legate anche a un ampio contesto culturale. L’artista digitale è un originale artigiano del virtuale: come per esempio un falegname costruisce, monta, misura, modella, affila, assembla, rimonta e restaura fino a quando non ha compiuto il lavoro desiderato, così avviene nell’arte digitale dove l’artista - invece di usare il martello, i chiodi, la sega o la vernice - si serve di foto o di varie e meravigliose elaborazioni grafiche dovute agli effetti computerizzati dei notevoli programmi informatici a disposizione.
Ho sempre amato l’IMMAGINE nel suo valore più profondo ed estetico. Non sono un pittore, né un fotografo né un disegnatore, ma è grazie a questi nuovi mezzi informatici che sono riuscito a comporre immagini (dal mio punto di vista artistiche) integrandole con altre immagini e dando vita a nuove creazioni visive. In proposito, per confermare il mio stile materico, vorrei citare Francesco Piselli, docente di Estetica all'università di Parma, che in una lettera mi scrive: «Carissimo Sandro, da quanto tempo e quante volte ricevo i tuoi come dire, quadri? Non sono quadri. Elaborati grafici? Non sono elaborati grafici. Sono qualcosa che si ottiene coi nuovi mezzi della modernità, sorprendente come nel XVI secolo sarà stata l’acquaforte. Anche allora le scoperte tecniche e le applicazioni industriali (acido nitrico, rame abbastanza puro e omogeneo in lastra) presentarono agli artisti possibilità straordinarie, che essi seppero utilizzare».
Un aspetto molto importante dell’Arte Digitale consiste nella possibilità di estendere e ampliare lo “spazio percettivo” dove si riesce a creare delle dimensioni virtuali con prospettive amplificate e distorsioni particolari. Non a caso, Deleuze afferma che il virtuale è un’estensione del reale. Esiste un passaggio dal reale al virtuale profondamente unico e creativo perché puoi allargare e restringere, capovolgere o raddrizzare come vuoi. Sembra che la mente non abbia limiti nello scolpire le strutture virtuali. E’ come se la nostra immaginazione non fosse più prigioniera di quelle classiche prospettive geometriche appartenenti alla dimensione del reale. Di conseguenza, l’ambiente virtuale diventa “esplosivo” e scatena una vera e propria rivoluzione dell’immaginazione.
Anche a livello cromatico si riesce a sviluppare un effetto strabiliante di colori e ombre suggestive e fascinose. Ed è così che la dimensione virtuale si trova a essere immersa in una struttura plasmabile che permette di liberare quello slancio vitale, di cui ci parla Bergson, finalizzato a una creazione libera, impulsiva e imprevedibile. Lo slancio vitale spinge l’immaginazione nella direzione di creazioni articolate, ramificate, complesse e fantasmagoriche. Tanto più il virtuale sarà plasmabile e tanto più forte diverrà l’azione creatrice simpatetica. L’opera d’arte digitale emerge anche come un “atto esplosivo” che si ramifica all’interno di una spazialità multiforme e liberatrice come quella virtuale. Anche il concetto metafisico di Bergson sull’intuizione si lega a quella fantasia vitalistica inerente all’Arte Digitale.
L’essenza vitale della realtà, che viene colta mediante l’intuizione, trova la sua diretta espressione nelle creazioni artistiche digitali dove è possibile proiettare la vita della nostra coscienza per mezzo dei potenti mezzi della grafica. Ovvero, posso comporre immagini artistiche digitali con gli strabilianti effetti informatici in un modo tale da riuscire a testimoniare lo stato emozionale della mia vita interiore. E’ in questo modo che intuizione e arte digitale si compenetrano. Per fare un esempio pratico prendo come punto di riferimento la vita dentro il circuito urbano di una grande metropoli. Se mi limito a scattare delle foto finisco solo per dare una descrizione oggettiva di quell’ambiente, ma se sottopongo quelle foto a degli opportuni effetti grafici dettati dalle mie sensazioni in quel luogo, allora riesco a esprimere la mia interiorità perché quelle immagini trattate avranno ombre, colori e distorsioni particolari che ho intuito per esprimere il mio stato d’animo.
Nella nostra società dello spettacolo noi siamo continuamente dissociati da un circuito d’immagini alienate e alienanti. Tutto viene mostrato in primo piano e in dissolvenza. Tutto viene prima virtualmente registrato e poi disintegrato dall’avvento immediato di un’altra scena, all’interno di una perversa logica dissacrante che non lascia il minimo spazio alla contemplazione. Dobbiamo invertire questa tendenza e imporre la nostra volontà di appartenenza al mondo, in un mondo che ci appartiene. In questo senso, l’Arte Digitale diventa un modo per esprimere l’“immaginazione al potere” contro la disintegrazione della realtà. Si tratta di servirsi dei mezzi del sistema per combattere il sistema stesso.
Per questo motivo la Computer Art deve avere anche un’ispirazione sociologica tale da poter esprimere il dominio onnisciente del “Grande Fratello” e delle disfunzioni sociali. L’artista digitale deve servirsi della sua creatività per esprimere proprio quella volontà di potenza di cui parla Deleuze riferendosi al pensiero di Nietzsche, che non consiste assolutamente in una cieca e assurda volontà di oppressione ma, al contrario, si tratta di una passionale volontà di ribellione e di critica al potere costituito per riscattare le nostre profonde aspirazioni. Con i nuovi mezzi digitali, noi abbiamo finalmente la possibilità interattiva e cognitiva di reagire alla massificazione mediatica fino a esprimere e liberare noi stessi anche attraverso uno stile dionisiaco. L’opera digitale non deve seguire l’effimera logica pubblicitaria dell’attuale capitalismo tecnocratico, fondata sulla falsificazione e duplicazione distruttiva del reale sotto forma di iper-realtà ma, al contrario, l’artista digitale deve fare in modo che la sua creazione non sia falsità ma espressione vitale in cui l’immaginazione trova la sua compenetrazione critica con il reale dietro la spinta della volontà di potenza. E’ in questo modo che l’artista digitale lavora a favore di una diversificazione dell’immagine in opposizione all’anonima desertificazione mediatica.
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